lunedì 23 agosto 2010

INTERROGAZIONE PALAZZO CORBUCCI

Nell'ultimo numero di "San Giovanni Notizie" l'Amministratore delegato della Nuova San Giovanni s.r.l. ha comunicato tutta una serie di azioni che ha compiuto negli ultimi tempi in merito alla gestione di Palazzo Corbucci: dalla individuazione di una banca per accendere un mutuo di 375.000,00 euro all'invito ad imprese private a presentare progetti di gestione. Considerato che tali scelte, che sembrano preludere ad un recupero dell'edificio con risorse pubbliche e ad una privatizzazione della gestione, non sono state condivise né dalla Commissione di studio istituita su Palazzo Corbucci né dal Consiglio comunale, MENTELOCALE ha presentato sabato scorso un'interrogazione per avere chiarimenti. Visto che a differenza del compartone l'Amministrazione non può appellarsi in questo caso a scelte fatte da altri in passato, auspichiamo che la definizione dell'idea progettuale per l'utilizzo del Palazzo Corbucci non venga anche in questo caso "blindata", ma sia fatta oggetto di un ampio percorso di discussione pubblica e di urbanististica partecipata aperto ai cittadini.



Oggetto: Interrogazione a risposta orale in Consiglio sulla recente attività svolta dalla società Porta della Valconca s.r.l. in merito al recupero di Palazzo Corbucci.

VISTO l’articolo apparso sul numero di aprile-maggio-giugno 2010 del notiziario “San Giovanni Notizie”, pagg.4-5, nel quale l’Amministratore delegato della società Porta della Valconca s.r.l. comunica di aver promosso incontri per la riqualificazione di Palazzo Corbucci con referenti pubblici e privati;

CONSIDERATO in particolare che dal medesimo articolo si apprende che per la “messa in sicurezza urgente” del tetto di Palazzo Corbucci sarà assunto un mutuo quindicennale di euro 375.000,00, per l’accensione del quale è già stato individuato l’Istituto Bancario, e che i lavori saranno eseguiti in base al progetto che era stato elaborato dalla precedente proprietà;

CONSIDERATO inoltre che nella conclusione del medesimo invito è presente un esplicito invito ad imprenditori privati a presentare proposte per il recupero di Palazzo Corbucci;

DATO ATTO che nell’ambito della Commissione consiliare di studio, che è stata istituita con deliberazione C.C. n.13 del 25.01.2010 per rispondere all’esigenza di raccogliere dati e informazioni sul più idoneo utilizzo futuro di Palazzo Corbucci, non sono state assunte decisioni né avanzate richieste all’Amministratore delegato della Porta della Valconca s.r.l. di attivarsi per reperire finanziamenti né tanto meno è stato stabilito che la soluzione gestionale dovesse coinvolgere imprenditori privati;

DATO ATTO che neppure il Consiglio comunale è stato mai coinvolto in merito alle modalità di finanziamento del recupero di Palazzo Corbucci né soprattutto in merito alla elaborazione dell’idea progettuale per la gestione dello stesso edificio;

RITENUTO opportuno che il percorso di elaborazione dell’idea progettuale per il recupero di Palazzo Corbucci coinvolga anche i cittadini di San Giovanni in un reale percorso di urbanistica partecipata che non si riduca alla presa d’atto di un progetto preconfezionato;

Per quanto sopra esposto

CHIEDO

- in base a quale mandato l’Amministratore delegato della Porta della Valconca s.r.l. ha ritenuto di attivare dei contatti per l’accensione di un mutuo quindicennale, di confermare il progetto di recupero elaborato per la precedente proprietà e di coinvolgere degli imprenditori privati tenuto conto che nell’ambito della Commissione consiliare su Palazzo Corbucci non è stata ancora definita una proposta in merito alla soluzione gestionale più opportuna?


- non è opportuno che l’idea progettuale relativa al recupero ed alla gestione di Palazzo Corbucci venga elaborata gradualmente attraverso il coinvolgimento della competente Commissione consiliare, del Consiglio comunale e dei cittadini e non esclusivamente dall’Amministratore delegato della Porta della Valconca s.r.l.?


- prima di procedere all’acquisizione di Palazzo Corbucci da parte del Comune è stata effettuata una stima dello stato dell’edificio e delle risorse necessarie per il suo recupero?

sabato 14 agosto 2010

UTILIZZO ALLOGGI PUBBLICI

È stato pubblicato sul sito del Comune nella sezione “Avvisi/Servizi Sociali” l’elenco predisposto dall'ACER, ai sensi dell’art. 16 c. 21 del "Regolamento Comunale per la disciplina di accesso all’edilizia residenziale pubblica e permanenza negli alloggi", approvato con deliberazione di Consiglio Comunale n. 56 in data 22/04/2009, relativo all’utilizzo degli alloggi del Comune di San Giovanni in Marignano.

In una precedente interrogazione avevamo tra l’altro chiesto quale interventi fossero stati fatti per favorire la mobilità tra assegnatari in alloggi con spazi adeguati in rapporto alla numerosità del nucleo familiare. Questi dati ci danno una fotografia aggiornata della situazione.

Dall’elenco si evince che gli alloggi sono assegnabili ai vari nuclei familiari anche sulla base dei seguenti standard abitativi:
a) Gli alloggi con superficie utile fino a 50,00 mq. sono assegnabili ai nuclei familiari composti da 1 e 2 persone;
b) gli alloggi con superficie ricompresa tra i 50,01 mq. e 65,00 mq. sono assegnabili ai nuclei familiari composti da 3 persone;
c) gli alloggi con superficie ricompresa tra i 65,01 e 75,00 mq. sono assegnabili ai nuclei familiari composti da 4 persone;
d) gli alloggi con superficie ricompresa tra i 75,01 e i 90,00 mq. sono assegnabili ai nuclei familiari da 5 - 6 persone;
e) gli alloggi con superficie oltre 90,00 mq. sono assegnabili ai nuclei familiari composti da 7 persone ed oltre.

Su 61 alloggi pubblici, 44 risultano occupati, mentre 17 risultano sfitti. Dall’esame dei dati inoltre risulta che ben 36 alloggi risultano sottoutilizzati rispetto alle loro potenzialità abitative. In particolare, in 19 casi il sottoaffollamento per alloggio va dalle 5 alle 4 persone, mentre in altri 7 casi il sottoaffollamento va dalle 3 alle 2 persone in meno per alloggio. Vi sono poi 10 casi in cui il sottoaffollamento si riduce ad una unità in meno rispetto alle previsioni. I rimanenti 8 alloggi assegnati non risultano sottoutilizzati, anzi in almeno due casi si rileva un sovraffollamento pari ad 1 unità ciascuno. Stiamo parlando in particolare di 2 appartamenti di circa 65 mq abitati da 4 persone invece di 3.

Dai dati, infine, risulta che, sulla base degli standard abitativi vigenti, gli alloggi pubblici assegnati, che attualmente ospitano 110 persone, ne potrebbero ospitare altre 113. Comunque la si pensi, è un dato che fa riflettere. In ogni caso, considerando che i 17 alloggi pubblici non utilizzati sono previsti per lo più per 1, 2 o al massimo 3 persone, ci si chiede se non sia possibile utilizzarli per i nuclei familiari più ristretti, prevedendo un miglior utilizzo degli alloggi di più grande dimensione (quelli da 78 mq a 92 mq) sottoutilizzati, da destinare preferibilmente ai nuclei familiari più numerosi.

mercoledì 11 agosto 2010

NEWS SCUOLA DELL'INFANZIA

Dalla deliberazione della Giunta comunale n.113 del 9 luglio 2010, pubblicata in questi giorni all’albo pretorio online del sito del Comune, apprendiamo alcune novità in merito alla vicenda dei 19/21 bambine/i che devono frequentare la scuola dell’infanzia a partire dal 14 settembre 2010 e per i quali non si trovava né l’insegnante né l’aula.

Rammentiamo che nel Consiglio Comunale del 30 giugno l’Amministrazione aveva promesso di realizzare gli spazi della nuova sezione accanto all’attuale scuola dell’infanzia di Montalbano per dare risposte certe alle famiglie. Già in quell’occasione avevamo però segnalato che i tempi erano ristretti e che dunque non si sarebbe potuto realizzare la scuola entro settembre, all’apertura del nuovo anno scolastico.

Con la deliberazione G.C. n.113/2009 l’Amministrazione ha dovuto prendere atto della realtà: il prefabbricato della nuova sezione non sarà più realizzato entro settembre 2010, ma, si dice, “presumibilmente entro dicembre 2010”. Nel frattempo gli alunni verranno ospitati “in una stanza idonea dell’attuale scuola dell’infanzia”, presumibilmente di Montalbano.

Non è chiaro se nel frattempo l’Ufficio Scolastico Regionale abbia concesso una nuova sezione. La questione dell’insegnante verrà risolta utilizzando una delle due insegnanti che attualmente operano nell’unica sezione della scuola dell’infanzia di Montalbano. La nuova sezione probabilmente sarà a tempo parziale, mentre per quanto riguarda la fascia pomeridiana scoperta della sezione a tempo pieno il Comune darà un contributo all’Istituto Comprensivo per un educatore. Le risorse, pari ad euro 8.000,00, sono state reperite attraverso un prelevamento dal Fondo di riserva, per ora solo per il periodo settembre – dicembre 2010. Le risorse per il periodo gennaio – giugno 2011 dovrebbero essere stanziate nel bilancio 2011.

Diventa naturalmente urgente capire se la stanza individuata per accogliere in via temporanea gli alunni della nuova sezione sia davvero idonea e quando sarà pronto il prefabbricato che si intende realizzare (il cui costo, si rammenta, si aggira sui 300.000,00 euro). Ci si chiede poi se i genitori della sezione a tempo pieno di Montalbano siano stati puntualmente informati di tali novità.

Questa vicenda in ogni caso segnala che la programmazione di risorse certe e di edifici efficienti per l’istruzione scolastica realizzabili in tempi definiti non può essere improvvisata o sostituita dalla propaganda. Se queste difficoltà sono sorte per bimbi, per lo più residenti, nati nel 2007, ci si chiede cosa accadrà di fronte all’espansione demografica che verrà determinata dal compartone e dalla politica di espansione edilizia che l’Amministrazione sta ancora perseguendo.

giovedì 5 agosto 2010

CONSIDERAZIONI D'AGOSTO

Il voto sul compartone nel Consiglio comunale dello scorso 29 luglio ha almeno fatto chiarezza sull’attuale situazione politica di San Giovanni.

MENTELOCALE è l’unica forza di minoranza in grado di fare opposizione in Consiglio comunale al Bianchi bis. Non solo perché ha votato contro il compartone, ma anche perché ha saputo argomentare chiaramente la propria posizione proponendo, tra l’altro, una soluzione alternativa al percorso adottato dalla maggioranza. Essere coerenti con il programma votato dagli elettori, infatti, non significa non potere fare politica e non potere usufruire di tutti gli spazi, anche ristretti, che vengono messi a disposizione.

Il gruppo PDL – Lega, invece, ha scelto di uscire dalla sala e di non partecipare al voto. Questa uscita non è stata particolarmente argomentata, salvo un riferimento alla discussione sul prossimo P.S.C. ed alla richiesta di potere discutere con la maggioranza delle nuove zone di espansione urbanistica. Insomma, da un certo punto di vista, sembra che questa non partecipazione al voto sia stata una tattica per riuscire ad ottenere in futuro qualcosa di più in ambito urbanistico.

La discussione svoltasi sino ad ora nell’ambito della Commissione sul compartone è stata particolarmente deludente. La maggioranza non ha dato alle minoranze alcuna possibilità di entrare nel merito della discussione sul compartone. Il P.U.C. del compartone, infatti, non è stato neppure valutato dalla Commissione, mentre da settimane veniva vivisezionato dai notabili del PD (e si è visto con quali risultati). Tenuto poi conto che il PDL- Lega in Commissione ha votato contro la relazione di maggioranza, non si comprende perché non abbia coerentemente votato contro il compartone anche in Consiglio comunale. Del resto, è pur vero che sulle partite urbanistiche di peso (vedi Piano Casa) PD e PDL per ora sono sempre andati a braccetto. Non è escluso che anche in questo caso il PDL – Lega sia stato richiamato all’ordine e non abbia trovato di meglio, per non scontentare troppo il manovratore, che fare una finta opposizione.

A conforto di questa tesi, bisogna rammentare che Bianchi in Consiglio comunale, per criticare MENTELOCALE, non abbia trovato di meglio che leggere un testo del PDL – Lega con il quale si prendevano le distanze dal Comitato NO AL COMPARTONE. Piuttosto che fare un discorso, o leggere l’ennesimo testo preparato dagli uffici, Bianchi ha fatto capire quale sia la minoranza che predilige: quella che fa la faccia feroce sulle stupidaggini e che, quando ci sono cose serie da trattare, accondiscende e si eclissa, senza fare tante storie. Questo atteggiamento, d’altra parte, la dice lunga sulla visione della vita democratica che si respira nei vertici della maggioranza.

Solo l’Assessore Merli ha letto un discorso autoprodotto. Peccato che fosse fuori tema, visto che si trattava di dire sì o no al compartone. Certo a San Giovanni ci sono persone che avrebbero bisogno della casa popolare o di affitti a prezzi più bassi. Ma vedere nel compartone la soluzione delle criticità ventennali in ambito di edilizia pubblica del nostro Comune è per lo meno un po’ azzardato. Come pretendere che la struttura polivalente – che il privato dovrebbe costruire e che attualmente viene propagandata come sede del nuovo centro giovani – sia adibita a centro ambulatoriale. In ogni caso, le accuse di immobilismo a MENTELOCALE trovano il tempo che trovano e, immobilismo per immobilismo, possono rivoltarsi contro a chi le ha fatte. Alzi la mano chi ha mai pensato che l’Assessore Merli fosse contrario al compartone.

venerdì 30 luglio 2010

L'APPLAUSO FINALE

Il Consiglio Comunale di ieri sera si è concluso con il presidente ed i soci della Nuova San Giovanni s.r.l. che applaudivano i consiglieri di maggioranza che avevano appena approvato la variante specifica al P.R.G., le controdeduzioni alle osservazioni ed il P.U.C. del compartone. MENTELOCALE ha votato contro, un consigliere di maggioranza si è astenuto, il PDL - Lega si è defilato appena possibile e non ha partecipato al voto. Riportiamo il testo dell’intervento del consigliere di MENTELOCALE.

Un filosofo italiano, Franco Riva, che di recente si è occupato delle connessioni tra spazio urbano e solidarietà, dedica delle parole preziose alla distinzione tra abitare e costruire che ci aiutano a prendere coscienza della situazione in cui si trova attualmente la gestione del territorio, in Italia e nel nostro paese:

Qualcuno viene sempre.
Il nostro abitare non è diventato ancora, non abbastanza, il movimento essenziale dell’uomo sulla terra. Non ancora dimora. Non ancora accoglienza.
La furia edilizia sprofonda la terra sotto il peso del cemento. Non ha neppure bisogno di giustificarsi. Il pensiero dell’abitare si è ridotto a ratifica: di costruire con urgenza qualsiasi cosa, in qualsiasi modo, in qualsiasi luogo.
Si costruisce per costruire senza curarsi dell’abitare, se non come sfondo vago, come pretesto. Il credito concesso al costruire nel linguaggio comune, nelle retoriche ricorrenti, si spiega solo con quella fiducia sotterranea nell’abitare che non gli appartiene: ne va dell’essere stesso dell’uomo su questa terra.
Confondere il costruire con l’abitare non è mai innocente. Ma non ha più nessun credito. Non vi si può più dare credito.
L’esperienza non teme smentite: l’accumulo delle case, la lava inarrestabile delle città che si propaga in ogni direzione, verso il cielo e verso gli inferi, non significa il dilatarsi dell’abitare. Il costruito si può approvare e contestare, ma è impossibile farlo nell’equivoco: costruire per costruire non sarà mai la premessa dell’abitare.
È l’abitare che rende giusto il costruire.
Franco Riva, Qualcuno viene, Edizioni Macondo libri 2009


Dobbiamo davvero uscire dall’equivoco, dobbiamo provarci, almeno questa sera. Dobbiamo riconoscere che sul compartone non si è mai fatta una riflessione preliminare sul senso di questo intervento per San Giovanni. Non si mai parlato del compartone a partire dal punto di vista delle persone, di chi è chiamato a fare un’esperienza dell’abitare, come residente, ma anche come ospite. Si è parlato solo e sempre di cemento, di costruzioni, di “diritti acquisiti”, di soldi, non dell’esperienza dell’abitare che rende umani i rapporti, gli spazi pubblici ed anche le case. Una visione impoverita dell’abitare ci ha catapultati, da troppi anni, in una visione materialistica del territorio, ridotto a lotto, mero supporto catastale per rendite urbane parassitarie, ignominiosamente incoraggiate dal pubblico. Non sappiamo più guardare alla terra come suolo fertile, un terreno è solo uno spazio vuoto da riempire, con altro cemento.

Questo equivoco sul significato delle parole ha contrassegnato tutta la storia del compartone. Una storia che prolunga il mito ormai screditato del progresso economico e civile attraverso la smania edilizia ed il consumo di territorio. Una storia che basa la sua trama sulla falsa equazione tra costruire ed abitare. Ci si è illusi credendo che dall’accumulo di oggetti - casa potesse generarsi e rafforzarsi una comunità aperta e solidale. Casa dopo casa, invece, anche in questa prima periferia della riviera metropolitana, è cresciuta l’intolleranza, la solitudine, il qualunquismo, l’irrilevanza della politica, la sua sudditanza agli interessi privati.

Che cos’è infatti il compartone? Secondo noi il compartone a causa delle sue eccessive dimensioni - 18 ettari, 88 edifici, 500 appartamenti, 1500 abitanti, un centro commerciale – è innanzitutto un intervento inutile per San Giovanni. Certamente è una fonte di profitto per il privato. Ma è davvero indispensabile per l’evoluzione del paese? In fondo a San Giovanni ci sono già centinaia di appartamenti non utilizzati. Ma i prezzi delle case da acquistare o da affittare sono rimasti molto alti nonostante in questi ultimi venti anni si sia costruito molto. Si continua a sostenere che il compartone è un’occasione per il Comune di acquisire terreni per l’edilizia pubblica. Ma la ridotta capacità finanziaria di fare investimenti del nostro Comune dovrebbe rendere molto prudenti su questo aspetto. E fare riflettere sul fatto che il compartone potrebbe diventare un peso per le casse comunali in termini di maggiori servizi da erogare e di nuove infrastrutture da costruire – come le scuole - e da gestire, spese certamente non coperte dagli oneri di urbanizzazione. L’impatto del compartone sull’ambiente è poi devastante (a cominciare dall’impermeabilizzazione massiccia, aggravata dall’introduzione di ampi parcheggi interrati a piastra) e ad oggi rimane del tutto sottovalutato. Anche un tema che incide profondamente sulla qualità della vita dei cittadini come quello della mobilità, poi, non è stato mai adeguatamente affrontato.

Perché dunque nonostante queste controindicazioni si ritiene cosa buona e giusta permettere la realizzazione del compartone? Qui l’impotenza della politica si è saldata con il fatalismo del mercato. La considerazione che si tratta di una previsione risalente al P.R.G. del 1997 sembra un toccasana che alleggerisce le coscienze di molti politici nostrani da ogni responsabilità. In realtà, molto si poteva fare negli anni, attraverso il ridimensionamento nel P.R.G. vigente, e non si è fatto, favorendo anzi la concentrazione delle proprietà, e molto si potrebbe ancora fare, attraverso il ripensamento del compartone nel P.S.C., e non si sta facendo. Ma una politica che rende possibile un intervento che non serve al paese è una politica che confonde l’interesse pubblico di molti con l’interesse privato di pochi. Per questo il compartone non è solo una deprecabile colata di cemento ma anche un eclatante esempio della fine della politica come cura del bene comune.

Confondendo l’abitare con il costruire, si è corrotta anche la visione dell’interesse pubblico. Interesse pubblico sarebbe il consentire massicce urbanizzazioni per acquisire in cambio terreni per realizzarci sopra – forse –interventi di edilizia pubblica, strade per attirare altre macchine e centri polivalenti il cui progetto gestionale è ancora assente. Eppure perseguire l’interesse pubblico è qualcosa di molto più profondo che ha a che fare con la possibilità che tutti gli abitanti di un territorio possano evolversi in armonia con se stessi, con gli altri e con l’ambiente. Accumulare oneri di urbanizzazione come contropartita della cementificazione del proprio territorio non è di per sé interesse pubblico. Anzi, con le conoscenze e le informazioni di cui disponiamo oggi si può dire che sia una singolare forma di dissipazione del proprio futuro.

Ci si è illusi – e si sono illusi i cittadini - che dall’urbanistica contrattata con un soggetto privato molto forte sarebbero sorti innumerevoli vantaggi per il Comune. La propaganda su questo punto ha insistito molto. Gli esiti della negoziazione, però, non sono per nulla così favorevoli per il Comune come venivano dipinti neppure troppo tempo fa. Intanto, l’asilo interaziendale è saltato. Poi la tempistica della costruzione della strada di gronda – accogliendo una precisa richiesta della Nuova San Giovanni s.r.l. – è stata allungata a due anni, invece degli otto mesi previsti. Inoltre, è stato ridefinito – sempre accogliendo un’altra richiesta del privato – l’ordine di perimetrazione degli stralci cosicché nel primo stralcio il privato potrà costruire già circa il 50% degli appartamenti realizzabili, mentre in sede di adozione la barra era ferma al 38/%. La gradualità dell’intervento è stata così sacrificata alle esigenze di accelerazione del privato. In un crescendo di accondiscendenza, è stata poi cancellata l’intenzione di realizzare l’intero parco attrezzato e fruibile nel primo stralcio, lasciando in pratica ai comodi del privato il destino del settore del verde pubblico che era sempre stato sbandierato come il cuore del progetto del compartone.

Oltre alla possibilità data al privato di usufruire di più ampie superfici di verde, già acquisita con la variante adottata con la deliberazione n.36/2009, la proposta di deliberazione di cui discutiamo questa sera mette in fila tutte una serie di ulteriori trattamenti a favore del soggetto attuatore. Ci riferiamo per esempio alla proposta di variante al Regolamento Edilizio, contenuta nell’Allegato C della Convenzione, che consente di escludere dal calcolo della superficie, esclusivamente per gli interventi realizzati nel compartone, oltre ai corselli e le rampe di accesso ai parcheggi, pertinenziali o pubblici, posti in piani interrati, anche le cantine ed i parcheggi interrati privati di uso comune P3, ed i parcheggi privati P2 e P3 eccedenti dotazione minima. Questa norma, che vale solo per il compartone, costituisce un grosso vantaggio per il soggetto attuatore in quanto gli consente di aumentare la superficie costruibile fuori terra. La prevista modifica delle norme relative alla quota di riferimento per la misurazione dell’altezza degli edifici consentirà di realizzare edifici che rispetto al piano della strada saranno alti al massimo non più 9,50 m, come attualmente previsto, ma 70 cm. in più, cioè 10,20 m. Un ulteriore spazio per un discreto sottotetto, altrimenti non facilmente realizzabile. Inoltre, il privato avrà anche la possibilità di potere realizzare appartamenti di mq.50, quando in sede di adozione la dimensione minima era di 65 mq. Per quanto poi riguarda la sostenibilità, si può dire che gli interventi previsti sono appiattiti verso la normalità, con una certa attenzione a contenere al massimo i costi degli interventi e a massimizzare il profitto. Neppure l’orientamento degli edifici a sud è stato rispettato. Solo 12 edifici sono previsti in classe A, mentre tutti gli altri sono previsti in classe B. Il compartone non sarà mai un quartiere modello da portare ad esempio per quanto riguarda l’efficienza energetica ed il risparmio energetico, ma solo un’esplosione su larga scala di tecniche costruttive ormai comuni. Insomma, un’occasione perduta anche da questo punto di vista.

Infine, il culmine del prevalere del ruolo del privato nella partita del compartone è stato sancito con la scelta di procedere negli stralci attuativi con piani particolareggiati, di probabile iniziativa privata, e non più tramite Piani Urbani Attuativi di iniziativa pubblica. Occorre poi tenere conto che nello schema di Convenzione che il Comune dovrà sottoscrivere con il privato il controllo dell’attuazione dell’intervento viene affidato al Responsabile del Procedimento, cioè ad un dipendente comunale, che è però pagato dal privato. Ma come è possibile che sia il controllato che paga il controllore? Con che libertà quest’ultimo potrà esercitare la sua funzione di tutela dell’interesse pubblico?

Anche le stesse procedure amministrative sono state piegate in più di un’occasione agli interessi del privato. Una grave anomalia è che si intendono sottoporre alla discussione di questo consiglio delle osservazioni del privato giunte a dicembre 2009 quando il termine di presentazione era fissato al 20 luglio 2009. Chiediamo che queste osservazioni vengano stralciate dalla discussione. Anche le osservazioni dell’Ufficio giunte il 19 luglio 2010 devono essere stralciate per la stessa ragione. Se la maggioranza intende stravolgere il proprio emendamento, adottato con la deliberazione n.36/2009, è padronissima di farlo, ma deve avere il coraggio politico di presentare un proprio nuovo emendamento, mettendoci la faccia, non affidando all’Ufficio valutazioni politiche che naturalmente non gli competono. Denunciamo inoltre che non è stata fatta la verifica di assoggettabilità a Valutazione Ambientale Strategica della variante e del P.U.C. del compartone. Riteniamo molto strano che per lo strumento urbanistico di riferimento dei successivi piani particolareggiati non venga attivata tale procedura e che il Comune non sia perciò ancora in possesso in questa fase di tutti gli elementi conoscitivi sull’impatto ambientale dell’intervento per potere decidere con maggiore consapevolezza e responsabilità. Per quanto ci riguarda abbiamo già provveduto a comunicare tale anomalia all’autorità competente. Vogliamo inoltre segnalare che è stata inserita un’ulteriore modifica alle N.T.A. del compartone attraverso una procedura a dir poco inusuale. Per potere procedere a tale ulteriore modifica, infatti, si è dovuto confezionare una versione delle N.T.A. “ufficiosa” che tenesse conto delle modifiche apportate dall’emendamento del PD nella seduta del 7 aprile 2009. Ma tale versione “ufficiosa” non è mai stata ratificata dal Consiglio comunale. Come dunque è possibile andare a modificare questa sera un atto che non è mai stato sottoposto al Consiglio?

Del resto, il contenuto di tale ennesima modifica all’art.4.7.4, comma 5, delle Norme Tecniche di Attuazione è paradossale. “Il Progetto Urbano di Coordinamento, qualora approvato, dovrà rispettare i parametri urbanistici dell’Accordo di Pianificazione stipulato dal Comune di San Giovanni in Marignano e la Provincia di Rimini in data 14/09/2009 relativi al comparto C2-4 e individua, tramite norme di attuazione, elaborati grafici e schema di convenzione, i contenuti, i tempi e le modalità cui deve attenersi ogni singolo piano particolareggiato”. Con questa integrazione, si pretende di avere rispettato gli impegni presi con l’Accordo di Pianificazione, così come chiesto dalla Provincia, ma in realtà ci si introduce in un altro groviglio urbanistico inestricabile. Intanto si tratta di un rispetto di facciata perché si continua a non scrivere nelle N.T.A. la riduzione del carico urbanistico del compartone, indicandole solo nel P.U.C., che però non ha efficacia normativa. Poi si fa finta di non sapere che con l’Accordo il Comune si è impegnato a prevedere la riduzione del carico e dell’impatto urbanistico del compartone nell’ambito del Piano Strutturale Comunale (che però non è stato ancora adottato), tenendo conto delle “ipotesi di lavoro” presenti nel Documento preliminare ed attivando il compartone gradualmente, tramite Piani Operativi Comunali. Inoltre, con l’Accordo, il Comune si è impegnato addirittura a “valutare, in merito al comparto di espansione residenziale C2-4, lo scenario ipotizzato e le possibili alternative, visto il rilevante carico urbanistico che si verrebbe a creare in un’area già molto impermeabilizzata e con un’elevata difficoltà di smaltimento delle acque meteoriche (carta dell’idrografia superficiale SA 2.5)”. La nuova norma è dunque contraddittoria ed illogica perché si richiama all’Accordo continuando ad individuare in realtà il P.U.C. come strumento urbanistico di riferimento ed i piani particolareggiati di iniziativa privata come strumenti attuativi, infischiandosene degli impegni presi. La politica del “ma anche” anche in questo caso ha dato una pessima prova di sé.

Il controllo pubblico del Comune sull’attuazione del compartone era stato sbandierato da Assessori e politici del PD per rassicurare la popolazione rispetto ai legittimi timori di una crescita frenetica e poco controllabile. La retorica sul ruolo cruciale del pubblico era stato determinante nel percorso di adozione del compartone che, ricordiamolo, aveva registrato in data 9 febbraio 2009 anche dissociazioni e voti contrari da parte di alcuni consiglieri della maggioranza, che oggi non siedono in Consiglio.

L’allora Assessore Barilari nel chiudere il suo intervento nel consiglio del 7 aprile 2009 ribadiva “l’aspetto qualificante che fa da quadro di riferimento per l’attuazione del comparto e cioè il ruolo dell’amministrazione pubblica. Sono di iniziativa pubblica il Piano Urbano di Coordinamento e i 3 Piani Urbani Attuativi, uno per ciascuno stralcio”. L’Assessore Morelli nel presentare gli emendamenti che il PD aveva fatto al P.U.C. sosteneva che essi avevano lo scopo di “mettere l’Amministrazione al centro del percorso di attuazione del comparto”. E proseguiva: “A garanzia della tempistica individuiamo tre stralci da attivarsi, su iniziativa pubblica, consecutivamente con intervallo di avvio dei lavori di 5 anni. Quello che le norme originali vedevano facoltativo diventa obbligatorio (gli stralci). Quello che prima era privato (piani attuazione stralci) diventa pubblico”. Ed anche il Sindaco Bianchi, nella brochure patinata distribuita prima delle elezioni, affermava a proposito del compartone “che il Comune ha esercitato un forte ruolo di programmazione ed eserciterà un forte ruolo di controllo”.

Ora, invece, contrordine compagni! In sede di approvazione le carte in tavola cambiano nuovamente e si mettono le basi perché progetto vada a finire saldamente nelle mani del privato (dove del resto era sempre rimasto). Questa giravolta, oltre a dare un esempio non edificante di come certa politica politicante strumentalizzi gli atti pubblici per ottenere fini di brevissimo respiro (il voto favorevole di tre dissidenti), denuncia anche in maniera plateale la soggezione della politica nei confronti degli interessi economici forti. Non è la politica, in nome dell’interesse pubblico, a dettare tempi e modi della gestione del territorio. Ma è il privato, secondo le sue esigenze, a dettare l’agenda delle priorità alla politica.

Del resto, anche i mal di pancia ed i contorcimenti della maggioranza, oltre a segnalare l’ennesima plateale spaccatura politica sulla questione compartone, sono un’ulteriore conferma che questa proposta di deliberazione, tagliata su misura degli interessi del privato, è una vera e propria porcheria, inemendabile. Chi abbia un minimo di coscienza di cosa sia interesse pubblico, anche se fa parte del gruppo di maggioranza, non dovrebbe dunque esitare ad esprimere un convinto voto contrario all’approvazione di questa vergogna.

Nelle considerazioni conclusive ai lavori della Commissione consiliare sul compartone abbiamo spiegato che il Comune di San Giovanni in Marignano avrebbe ancora la possibilità di riacquistare il controllo sull’operazione se solo decidesse di ripensare il compartone all’interno del nuovo Piano Strutturale Comunale previsto dalla L.R. 20/2000. Il compartone è una previsione non attuata del vecchio P.R.G. che potrebbe almeno essere ridimensionata nel P.S.C., mantenendo il controllo pubblico dell’operazione. Del resto, se vi fosse una minima volontà politica di non far partire l’operazione basterebbe semplicemente non approvare questa variante e questo progetto del compartone. L’impressione, infatti, è che il privato sia interessato a realizzare l’intervento solo a certe condizioni. La responsabilità politica della realizzazione del compartone, pertanto, è esclusivamente di questa amministrazione che, in base alla normativa vigente, potrebbe fare legittimamente delle scelte diverse. A futura memoria, chiedo di allegare tali considerazioni, come parte integrante e sostanziale del mio intervento, al verbale della deliberazione.

Approvare la cementificazione del proprio territorio non significa operare per l’interesse pubblico. Quando legalità e trasparenza vengono a tal punto violentate pur di raggiungere l’obiettivo finale significa che la confusione tra interesse pubblico ed interesse privato ha superato il livello di guardia. Ma abitare non significa costruire e la gente di San Giovanni sta cominciando a capire che per “costruire” una nuova visione di paese non servono altre case ed altro cemento. San Giovanni non ha bisogno di altre case e di altro cemento. I dati più recenti ci dicono che il consumo di territorio ha raggiunto in Italia, e nella nostra stessa Regione, dei livelli insostenibili dalle persone e dall’ambiente. La situazione del compartone è da inquadrare in un contesto di cementificazione molto preoccupante che sta investendo tutta la Valconca ed il territorio provinciale. Sembra che anche nel nuovo P.S.C. l’amministrazione intenda proseguire in questa opera insensata di cementificazione, prevedendo in pratica un altro compartone sparso sul territorio. Bisogna cambiare decisamente direzione, puntando sul risparmio di suolo, sul recupero del patrimonio edilizio esistente e sulla partecipazione dei cittadini alle decisioni urbanistiche di rilievo. Perché è davvero solo l’abitare che rende giusto il costruire.


Il Consigliere del gruppo MENTELOCALE

Luca Vannoni

giovedì 29 luglio 2010

MENTELOCALE
vi invita al Consiglio Comunale di
Giovedì 29 /07/2010 ore 20.30




L'unico punto all'ordine del giono è l' approvazione del Compartone:

Progetto Urbano di Coordinamento del Comparto C2-4 e variante specifica 2009 al Piano Regolatore Generale, art. 15 della Legge Regionale N° 47/1978 e s.m.i. – Controdeduzione alle osservazioni pervenute e approvazione.

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