martedì 31 marzo 2009

LETTERA A VITALI

In data odierna MenteLocale ha provveduto a recapitare a Stefano Vitali, candidato alla presidenza della provincia di Rimini per il Partito Democratico alle prossime elezioni, la seguente lettera:

Caro Stefano,
siamo un gruppo di opinione di San Giovanni in Marignano denominato “MenteLocale”, radicato sul territorio attraverso l’impegno nel sociale e nella cultura, ambiti questi molto vicini al tuo trascorso di impegno in associazioni di volontariato.
Il panorama politico della nostra Provincia ci fa ritenere la tua candidatura tra le più vicine alle nostre sensibilità e valori.
Vogliamo quindi coinvolgerti su di un grosso problema che sta affliggendo San Giovanni in Marignano; sta per essere approvato il Piano Urbano di Coordinamento (PUC) che spalancherà le porte alla cementificazione di 18 ettari di terreno e la costruzione di quasi 500 appartamenti (cosiddetto COMPARTONE) con un incremento di 1500 persone solo in quell’area, la creazione di un quartiere dormitorio senza nessun servizio e nessuna programmazione su viabilità e impatto sociale ed ambientale.
La stragrande maggioranza della la cittadinanza di San Giovanni in Marignano non vuole il COMPARTONE, ma l’Amministrazione Comunale (PD) non fa nulla per fermare, rallentare o migliorare questo progetto.
Ma ascoltare la gente non è un fondamento della democrazia?
Le tue convinzioni, Stefano, sono la Qualità della Vita, la Politica come gesto etico, per la gente e non contro i cittadini.
I tuoi obiettivi vanno anche nella direzione di una lotta contro gli affari da/per la Repubblica di San Marino, spesso ai limiti della legalità.
Ora sembra proprio che un vento oltre frontiera stia soffiando sul COMPARTONE.
Ti chiediamo un confronto per indicarci gli strumenti amministrativi per contenere ed evitare questo scempio edilizio.
I tuoi valori e la tua esperienza sociale sono i nostri valori, le nostre esperienze.
Attendiamo una risposta, siamo pronti ad incontrarti, come semplici cittadini oggi e come potenziali elettori domani.

Gruppo “MenteLocale”


La lettera è stata pubblicata sul blog di Stefano Vitali ed è visibile all’indirizzo:

http://stefanovitali.info/forums/ambiente_territorio/compartone_san_giovanni_mar_scempio_edilizio

lunedì 30 marzo 2009

BREVE STORIA DEL COMPARTONE

In origine la terra dove intendono fare il compartone era di pochi privati, chi ne aveva di più, chi ne aveva di meno.

La cosa più difficile da superare, si diceva, era il frazionamento della proprietà.

A un certo punto, nel 2004, poco prima delle elezioni, la TITANIC S.R.L. (non è un nome inventato) riesce a comprare tutto.

Questa società nel giugno 2005 cambia nome e si costituisce come NUOVA SAN GIOVANNI S.R.L.

Tutto rimane dunque fermo in superficie sino a metà dicembre 2008 quando la NUOVA SAN GIOVANNI S.R.L. si fonde con un’altra società, la COMPARTONE S.R.L. e, nello stesso giorno, riprende il nome di NUOVA SAN GIOVANNI S.R.L.

E ora? E poi?

Al popolino, dunque, non resta che giocarsi questi tre numeri al lotto:

- 15 (dicembre 2008): ultimo movimento societario relativo alla proprietà del compartone;

- 9 (febbraio 2009): adozione della variante del compartone;

- 21 (aprile 2009): prevista approvazione della variante.
Confidiamo però che i valorosi consiglieri della maggioranza si mettano per una volta una mano sulla coscienza e dicano no a questa porcheria.

sabato 28 marzo 2009

LA CITTA' DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE


I DIECI DIRITTI NATURALI DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE
da CEM – Mondialità – Dicembre 2002

IL DIRITTO ALL’OZIO – a vivere momenti di tempo non programmato dagli adulti.

IL DIRITTO A SPORCARSI – a giocare con la sabbia, la terra, l’erba, le foglie, l’acqua, i sassi, i rametti…

IL DIRITTO AGLI ODORI - a percepire il gusto degli odori, a riconoscere i profumi offerti dalla natura.

IL DIRITTO AL DIALOGO - ad ascoltare e poter prendere la parola, ad interloquire e dialogare.

IL DIRITTO ALL’USO DELLE MANI – a piantare chiodi, segare e raspare legni, scartavetrare, incollare, plasmare la creta, legare corde, accendere un fuoco, piantare i semi…

IL DIRITTO A UN BUON INIZIO – a mangiare cibi sani fin dalla nascita, a bere acqua pulita e respirare aria pura.

IL DIRITTO ALLA STRADA – a giocare in piazza liberamente, a camminare per le strade.

IL DIRITTO AL SELVAGGIO – a costruire un rifugio gioco nei boschetti, ad avere canneti in cui nascondersi, alberi su cui arrampicarsi, fiumi in cui guardare i pesci, percorsi da esplorare.

IL DIRITTO AL SILENZIO – ad ascoltare il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell’acqua.

IL DIRITTO ALLE SFUMATURE – a vedere sorgere il sole e il suo tramonto, ad ammirare, nella notte, la luna e le stelle.
immagine: acrilico su carta di Anna Papini

venerdì 27 marzo 2009

OPZIONE ZERO

Assemblea infuocata lunedì sera sul compartone, ma vera, popolana, piena delle facce, dei dubbi, delle domande e delle speranze delle persone di San Giovanni: mamme, operai, commercianti, pensionati…
Da quanto tempo non si vedeva a San Giovanni un’assemblea di questo genere? Da quanto tempo non si vedeva un esempio così bello di democrazia partecipata? Da troppo tempo.
E’ stata una vera vergogna che un bel po’ di gente sia rimasta fuori dalla sala del consiglio comunale, evidentemente troppo piccola per una riunione del genere. Ma si volevano fare davvero partecipare i cittadini?
L’amministrazione ha avuto il coraggio di riproporre la vecchia tiritera del compartone che si sono trovati, che non è un loro progetto, che ci sono i diritti acquisti, che ormai non si può più fare niente… Ma mai che qualcuno (Sindaco o Assessore) abbia avuto in tutta la serata il coraggio di assumersi le responsabilità politica della scelta di approvazione del PUC del compartone.
Gran svicolare e minimizzare al quale si è sovrapposta la superficiale esposizione del tecnico incaricato (ma pagato da chi?) che ha impiegato quasi un’ora per esporre le meraviglie del parco che si andrebbe a realizzare nel compartone!!! Che da oggi si potrebbe chiamare il comparCone. Il Parco! Come se per avere un parco la gente di San Giovanni fosse obbligata a consumare 18 ettari di territorio. Come se per avere un centro giovani (che tra l’altro c’è già, è stato inaugurato il 13 dicembre 2008) e un asilo aziendale occorresse costruire 500 appartamenti. Grande superficialità. Non si prendono in seria considerazione gli impatti sociali, ambientali e dell’aumento del traffico. L’importante è approvare tutto entro la fine della legislatura senza avere però il coraggio di motivare tanta urgenza (è quindici anni che si parla senza esito di compartone, una ragione ci sarà) e di spiegare che cos’è la Nuova Sangiovanni s.r.l., insomma chi è il padrone del compartone.
Perché tanta paura? Eppure tutta quella gente in cerca di alternative possibili per politici attenti doveva essere uno stimolo a cercare e trovare fiducia, a ricominciare a fare politica, a liberarsi dalla dittatura degli interessi privati. Invece, in assenza di una regia politica, si è mandato allo sbaraglio un tecnico con disegnini sfocati e illeggibili per fare digerire in un’unica soluzione tutto il progetto. Nonostante questo rifiuto di aprire un dialogo da parte dell’amministrazione e dei suoi incaricati, dall’assemblea sono venute delle preziose suggestioni per cominciare a pensare un altro modo possibile di gestione della questione compartone. L’opzione zero è diventata il vero logo che è cresciuto e ha preso corpo nella pluralità e diversità delle parole delle persone che sono intervenute.
Opzione zero, cioè verifica preliminare di tutte le possibilità alternative che possano evitare quello scempio del territorio che sarà il compartone. Solo cominciando sin da ora a prendere sul serio questa idea, il nuovo Consiglio Comunale avrà la possibilità di ripensare serenamente insieme con la popolazione tutta la questione.
Altra suggestione emersa dall’assemblea è quella di indire un referendum, una reale consultazione della popolazione che permetta ai cittadini di San Giovanni di esprimere il proprio parere.
Nel frattempo sarebbe opportuno che l’amministrazione promuovesse un percorso tematico di urbanistica partecipata sul compartone, rendendo pubblici in un’esposizione tutti i progetti di utilizzo dell’area che si sono susseguiti negli ultimi quindici anni.
Altra richiesta dell’assemblea è inoltre quella di fare chiarezza sulla proprietà dei terreni, cercando di rendere note in anticipo alla gente di San Giovanni le effettive intenzioni della parte privata.
Sembra purtroppo che l’amministrazione intenda andare avanti nell’approvazione del compartone come se nulla fosse accaduto nell’assemblea di lunedì sera. Dovrà dunque tenersi nelle prossime settimane un consiglio comunale dedicato al compartone. Ci rivolgiamo allora a tutti i consiglieri – di maggioranza e opposizione – affinché abbiano il coraggio di fermare con il loro voto contrario o con l’abbandono della sala il consumo del nostro territorio. I Consiglieri dovrebbero riflettere sulla responsabilità che si assumono di fronte alla cittadinanza votando il compartone e sulla occasione che gli si presenta per aprire una fase – una lunga fase – di riflessione sull’opportunità di questo intervento.
Come MenteLocale riteniamo essenziale continuare a promuovere la partecipazione delle persone alla vita pubblica del paese. Riteniamo altrettanto importante ascoltare tutte le varie persone presenti nella maggioranza e nell’opposizione che sono contrarie alla realizzazione del compartone per programmare un’eventuale linea di azione comune.
Continueremo a sollecitare l’amministrazione chiedendo risposte chiare a domande rimaste sino ad ora inevase, sulla identità della parte privata proprietaria dei terreni, sulla legittimità della delibera n.16/2009 di adozione della variante del compartone, sul potenziale conflitto di interessi di un Assessore presente in Giunta che avrebbe legami con una delle società proprietarie del compartone, sulla mancanza di seri studi preventivi sull’impatto ambientale, sociale del compartone e sulla questione della mobilità.
Non ci convincono le frettolose liquidazioni dell’opzione zero. Occorrono ulteriori approfondimenti. Del resto, fino a poco tempo fa, a San Giovanni eravamo davvero in pochi ad avere grossi dubbi sul compartone. L’assemblea di lunedì sera ha dimostrato a chi vuole vedere ed ascoltare che la gente di San Giovanni non vuole il compartone. Il percorso di informazione che MenteLocale ha attivato sta portando i primi frutti. La consapevolezza e la voglia di farsi sentire sono aumentate.
Del resto, l’intervento dell’ex assessore Tomasetti è stato illuminante per capire certe dinamiche interne al potere: se non si fossero riformulati a favore della parte privata i parametri di conversione tra superficie costruibile e superficie fondiaria col cavolo che il privato avrebbe chiesto l’accelerazione dell’approvazione del PUC. Ci si sarebbe fermati per altri 15 anni! Già ora l’amministrazione se volesse ha tutti gli strumenti legittimi per fare ragionare la parte privata. Basterebbe non approvare il PUC, basterebbe non approvare la variante. Provare per credere, cari consiglieri.
In realtà forti dubbi sono ormai penetrati anche in settori influenti del partito di maggioranza. Ci si sta chiedendo quanto sia opportuna una forzatura in questa fase.
Vediamo con piacere che le nostre critiche a certi silenzi hanno provocato anche il risveglio dell’opposizione, per lo meno, per ora, sui blog e sulla stampa locale. L’idea di non fare il compartone è una buona idea, non ci lamentiamo se qualcuno ce la copia. Solo certe affrettate strumentalizzazioni elettoralistiche risultano un po’ prive di stile e forse privano di credibilità le tardive conversioni. Ma come sempre, chi ha più filo da tessere, tesserà.
La cosa più scoraggiante dell’assemblea è stata la conclusione del Sindaco. Mi avete eletto, dunque io mi assumo tutta la responsabilità e decido io. Certo colui che è stato eletto ad amministrare la cosa pubblica ha il diritto ed il dovere di prendere delle decisioni. A condizione, però, che abbia prima ascoltato cosa ne pensa la cittadinanza e che giustifichi pubblicamente la propria scelta, assumendosi tutte le responsabilità politiche (e non solo amministrative).
Ignorare gli esiti dell’assemblea di lunedì sera non è cosa saggia e prudente. L’ostinazione non spiegata e non giustificata è incomprensibile, alimenta sfiducia e cinismo nelle persone. A volte, però, di fronte alle forzature del potere germoglia e cresce anche la voglia di cambiare.

venerdì 20 marzo 2009

INCONTRO SUL COMPARTONE!

MenteLocale è soddisfatta nell’informare i Marignanesi che l’Amministrazione Comunale ha finalmente indetto, anche su pressione del nostro gruppo, la seguente:

Assemblea pubblica su comparto C2-4 (“Compartone”)

Lunedì 23 marzo ore 21 nella Sala del Consiglio Comunale in via Roma 59, l’Amministrazione Comunale organizza una assemblea pubblica sul Comparto C2-4, ormai conosciuto come “Compartone”. Al centro della discussione la presentazione del PUC, il piano urbano di coordinamento di quell’area residenziale.

Saranno presenti il sindaco Domenico Bianchi, l’assessore all’Urbanistica Giuseppe Barilari e l’architetto Fabio Ceci del Caire, curatore del PUC.

La comunicazione è avvenuta tramite il sito comunale
SOLO OGGI 20 marzo 2009 a mezzodì. :-((
Questa è la loro idea di partecipazione!

Marignanesi partecipiamo comunque numerosi!!! Tale assemblea potrà incidere profondamente sulle future scelte urbanistiche di San Giovanni.

mercoledì 18 marzo 2009

IL GUSTO DELLA DISCUSSIONE


Ma perché tutta questa suscettibilità a San Giovanni?

Perché qualsiasi critica su qualsiasi argomento (dal komparto al centro giovani) solleva reazioni così animate e scandalizzate?

Perché a San Giovanni qualsiasi luogo politico o culturale si frequenti – dalla maggioranza all’opposizione all’associazionismo – non si percepisce una capacità di reagire positivamente alla critica ma sempre piuttosto il piacere di ricamare dietrologie e guardare il famoso fuscello nell’occhio dell’altro?

Tra l’altro perché tutta questo serioso moralismo che non sa mai sorridere di sé? Perché tutti questi padrieterni affollano la mitica “società civile” sangiovannese?

Non è un problema semplice, le radici sono abbastanza profonde. Quel che è sicuro è che un osservatore esterno partecipando ad una nostra assemblea paesana (per esempio sull’urbanistica) ne conclude sempre che siamo piuttosto animosi e accalorati e rancorosi, ma raramente concreti, propositivi, collaborativi. Infatti, alla fine, pur tra mille sbuffi e lamentele, tutto rimane come prima.
Insomma perché non riusciamo a scrollarci di dosso questa immagine di mangiatedeschi un po’ burberi e scostanti che tanto ci ha nociuto anche a livelli politici sovra comunali o nel recente passato ci ha reso facile preda di modesti imbonitori?

Un’idea mi è venuta guardando la situazione di Cattolica. Ad un osservatore superficiale lo scannatoio del pidì cattolichino e le sventure della loro amministrazione farebbero sospirare compiaciuto “casa dolce casa”, il mio bel Singiàn, e così via.

In realtà, Cattolica sta dimostrando in questi frangenti di avere un retroterra politico e culturale di tutto rispetto, con candidati sindaci (da Cimino a Bondi) che si sono attrezzati in anni e anni di seria opposizione e di confronto costante con la popolazione.
Insomma, dinanzi al naufragio dell'amministrazione la gente di Cattolica ha reagito, ha saputo fare crescere negli anni una classe dirigente autorevole (a destra e a sinistra) che ora può a buon diritto aspirare al governo del Comune. In ogni caso, Cattolica ha dimostrato di avere nel proprio tessuto sociale dei reagenti, dei contravveleni, delle difese immunitarie che non hanno fatto perdere nel disastro la speranza nella politica, che hanno tenuto viva la prospettiva di un cambiamento.

Si dirà: e allora? U s ved che e Signurèn u ia dè piò giudizie. Può darsi (anzi, a volte, osservando certi contorsionismi nostrani viene da dire: è molto probabile). Però c’è anche dell’altro ed ha a che fare con la qualità del dibattito pubblico di Cattolica, con la capacità di una vasta fascia della cittadinanza cattolichina di dibattere con passione i problemi della vita del proprio Comune, chiedendone conto, partecipando, confrontandosi nei numerosi incontri pubblici di vario argomento che hanno impreziosito la vita pubblica di Cattolica negli ultimi trenta anni.

Già, gli incontri pubblici, le conferenze, i dibattiti sono stati e sono delle palestre per creare consapevolezza e diffondere informazione. Ecco cosa ci è mancato in questi anni: uno spazio per la discussione pubblica, per fare crescere la consapevolezza politica e democratica, per donare alle nuove generazioni occasioni di confronto su temi della vita politica, culturale contemporanea.
Noi marignanesi non siamo proprio abituati al confronto, ci manca il gusto della discussione pubblica, ogni critica è vista sempre con sospetto come attacco subdolo al proprio orticello. In questi anni ci siamo illusi che sarebbero bastati il panem della zona artigianale e i circenses estivi per fare diventare comunità un paese sempre più disarticolato e frammentato. Ora però che le fabbriche sono in crisi e che i circenses con la gente in cassa integrazione sono diventati francamente insostenibili, proprio ora servirebbero parole nuove per indicare una direzione altra ad un paese disorientato che per andare avanti non sa far di meglio che aggrapparsi ai riti dell’ideologia che fu o alle sirene dell’opportunismo che è.
(A sim mes propri mel, ac mitim a parlè ben ad quii dla Catolga!)

Cosa ne pensate gente? Il dibattito (pubblico) è aperto.

martedì 17 marzo 2009

ORTO SENZA STRESS

parliamo allora di cose concrete.

da "La Repubblica" del 15.03.2009


Coltivare un orto o prendersi cura di fiori e piante nei terrazzi o in giardino allunga la vita. E' il risultato di uno studio dell'Università di Uppsala in Svezia, durato ben 35 anni ed ora pubblicato sul British Medical Journal di marzo.

Secondo i ricercatori chi fa giardinaggio o un attività sportiva di modesta intensità guadagna circa un anno di vita rispetto chi rimane inattivo, ma chi raggiunge livelli di attività più intensa può guadagnare oltre due anni anche se l'impegno deve durare almeno dieci anni prima di vedere un effetto statisticamente significativo.

Si tratta - di una buona notizia per i quasi quattro italiani su dieci (37 per cento) che, secondo una analisi Coldiretti sui dati Istat, dedicano parte del tempo libero al giardinaggio e alla cura dell'orto e che proprio in questi giorni, con l'arrivo della primavera, stanno iniziando i lavori preparatori in giardino o su balconi e terrazzi.

Una attività scelta da molti come misura antistress, per passione, per gratificazione personale, per garantirsi o la sicurezza del cibo che si porta in tavola o anche solo per risparmiare. Il risultato è che si assiste in molti Paesi al moltiplicazione degli orti fatti da te nelle case private o nei terreni pubblici.

Se in Italia sono sempre più numerosi i comuni che mettono a disposizione piccoli appezzamenti da assegnare per la coltivazione soprattutto a pensionati, negli Stati Uniti l'orto in terrazzo sta appassionando l'upper class con insalate e pomodori che crescono anche sui tetti di grattacieli e case di New York, San Francisco, Boston, tanto che nel 2008 la 'Burpee Seeds', la più grande azienda americana di sementi, ha venduto il doppio rispetto all'anno precedente. In Gran Bretagna il National Trust che si occupa della gestione del patrimonio culturale del Regno Unito, ha messo a disposizione dei cittadini mille appezzamenti di terreni in grado di produrre 2,6 milioni di cespi di lattuga.

E in Italia? Secondo lo studio della Coldiretti è un hobby che coinvolge più di uno su quattro con età compresa tra i 25 e i 34 anni e quasi la metà degli over 65. A livello territoriale il fenomeno è molto diffuso al nord (Veneto, Valle d'Aosta, e Friuli Venezia Giulia) dove interessa oltre il 50 per cento della popolazione e meno nel mezzogiorno dove si scende su valori inferiori al 25 per cento.

sabato 14 marzo 2009

BIGNAMI POLITIKO

Ignominiosamente, ignominiosamente finisce la legislatura.

Intanto nel consiglio del 9 marzo ci hanno dato ragione sul pasticcio della votazione dell’immediata eseguibilità della delibera con cui è stata adottata la variante del komparto, anche senza citarci. Sì, hanno fatto una “precisazione tecnica” che quella votazione non era possibile ma siccome i responsabili nel frattempo avevano adeguato depositi e pubblicazioni sui giornali… insomma pensano che dunque adesso tutto sia a posto. Almeno si è capito che strada hanno preso. Per presentare osservazioni c’è tempo infatti fino alle ore 13 del 21 aprile. E quella sera ci dovrebbe essere il consiglio. E quella dovrebbe essere l’ultima data prima delle elezioni per fare consiglio, a meno di forzature… staremo a vedere.

Dove siamo? Qual è la “situation” della politica paesana? Diciamo che sulla stampa locale addomesticata si sta facendo molto rumore per nulla, gli uffici stampa lavorano a pieno regime, sentono avvicinarsi le elezioni. Acque agitate dalle parti del Democratic Party.

Da una parte the major va ripetendo come un mantra “non è colpa nostra il komparto, l’hanno voluto altri, ce lo siamo trovati, non si può fare più nulla, ce lo siamo trovati, ce lo siamo trovati”. Certo, se lo sono trovati, ma in cinque anni avrebbero avuto pure il tempo di restituirlo all’ufficio progetti smarriti, se non era il loro. Povero komparto, senza padre: solo genitori affidatari, anaffettivi… Don’t worry komparto nostro, la tua mamma The New Saint John Ltd. è lì che aspetta solo che tu nasca… per divorarti meglio!

Prosegue la lamentela di ira-et-labora, per la scarsa responsabilità amministrativa, la poca lungimiranza, la pochezza programmatoria dell’amministrazione: insomma una specie di amarcord. Addirittura ci si dissocia dalle proprie scelte di una volta quando ora non costa niente farlo. Arrivati al dunque, però, si mangia la minestra e non si salta dalla finestra. O komparto o parto! Magari. Qui nessuno però se ne va, anzi si sta in scena per accapigliarsi per quisquilie e pinzallacchere, per baruffe di potere. Tra gli ex friends non c’è accordo sulla gestione dell’affaire komparto: su chi lo debba fare si discute, non sul fatto che il komparto vada fatto. Isè e va e mond.

E a destra? Per educazione si tace e anche noi per carità di patria osserviamo il silenzio sul loro fragoroso silenzio. Spiremma chi si sveggia.

E il buon Hara Hara? Sembra che svolti irresistibilmente a destra e chi va con lo zoppo impara le buone maniere e a tacere quando si deve. ( Ma u n’era sucialesta? Va pu là!).

La nostra sola speranza, l’ultima, dunque, sono loro gli eroici, i supremi resistenti, i difensori strenui del fortino dell’opposizione dura e pura, loro… gli inossidabili, inassimilabili, loro… sì, insomma… ehm, scusate ma rifondazione dov’è? Perché quel mostruoso vuoto a sinistra? Ah, aspetta, hanno lasciato un cartello, leggi un po’: “Trattative in corso. Non parlate (male) al conducente”. Toca avè pacenza. E menc, burdèl, nun andè a parlè sa chi vulpùn se capèl tli men…

Davvero come dicono le anime belle della krisis vorremmo parlare anche di altro, non solo del mattone. Per esempio di democrazia a San Giovanni. O di giovani. Della democrazia applicata alla gestione delle politiche giovanili. Mei lasè perd.

Ma ci piace guardare in faccia la realtà per quello che è, senza giudicare, sorridendo, per capire, per conoscere, per decidere di scegliere domani, oggi, un’altra strada, per cambiare.

mentelocale2009@gmail.com

giovedì 12 marzo 2009

domenica 8 marzo 2009

I BAMBINI CI ASCOLTANO

Mio figlio è entrato nella fase dei perché.

Notte e giorno cerca sempre di penetrare la ragione delle cose che lo circondano e che incontra.

Nonne, nonni, zie e amici, babbo e mamma tutti cerchiamo di rispondergli, spesso ci riusciamo.

Del resto, come dice un famoso neuropsichiatra infantile, quando non si hanno risposte alle domande dei bambini non bisogna fingere di sapere, ma confessare la propria ignoranza, eventualmente invitando il pargolo a scoprire insieme come stanno le cose.

Bene, l’altro giorno ha captato a tavola che si parlava della esilarante vicenda del compartone e della delibera “tarocca” che vogliono arciaplare senza ripresentarla in consiglio. Ognuno diceva la sua nella rilassatezza post prandiale di un primo pomeriggio festivo.

Lui a un certo punto è uscito dalla stanza tutto di corsa, poi dopo un po’ è rientrato con la faccia scura e ha cominciato a chiedere:

Perché vogliono fare il compartone se non è per il bene della gente di San Giovanni?
Perché l’hanno approvato con una votazione fasulla?
Perché fanno finta di niente e procedono come tutto fosse a posto?
Perché i consiglieri non dicono niente?
Perché nonostante che tutti sappiano tutto nessuno fa niente?
Perché non riapprovano la delibera invece di fare solo dei pasticci?
Perché tutta questa fretta di approvare una roba che alla gente di San Giovanni in genere fa schifo?
Perché i consiglieri di opposizione tacciono?
Perché i consiglieri di maggioranza tacciono?
Perché rifondazione parla d’altro?
Perché gli ex potenti di elabora parlano d’altro?
Perché tutta questa finta opposizione?
Perché volete lasciarci i problemi di un paese pieno di cemento e smog?
Perché chi ha il potere parla solo di case varianti piani particolareggiati?
Perché a San Giovanni non c’è opposizione?
Perché trovano sempre una ragione per non criticare questo consumo del territorio?
Perché l’opposizione si è sciolta prima dello scioglimento del consiglio?
Perché l’amministrazione vuole approvare tutto prima delle elezioni anche se non c’è più tempo?
Perché non vogliono dire che hanno sbagliato politica urbanistica e procedure?
Perché del rispetto delle regole non frega niente a nessuno?
Perché non coinvolgere la popolazione in un percorso vero di urbanistica partecipata sul compartone?
Perché rifondazione non riconosce che la crisi a livello locale prende il volto del consumo del territorio?
Perché c’è tutta questa sfiducia e cinismo e rassegnazione e stanchezza nella vita politica del paese?
Perché la politica dovrebbe essere solo elezioni e poi “s-ciao! ci rivediamo tra cinque anni”?
Perché continuate a votare ancora per famiglia?
Perché tutto questo clientelismo e paternalismo e prepotenza?
Perché così tanta paura della democrazia?
Perché non fanno un incontro pubblico sul compartone?
Perché da grandi dovremmo andare ad abitare tutti nel compartone nei buchi da 65 metri quadrati?
Perché più maneggioni sono più si dicono di sinistra?
Perché più maneggioni sono più si dicono di destra?
Dov’è ora la destra? Dov’è ora la sinistra?
Perché nessun consigliere chiede un’altra votazione pubblica sul compartone?
Perché vi accontentate di questa triste mediocrità?

Siamo rimasti per mezz’ora a bocca aperta, poi ci siamo guardati per un po’ senza parole.

Il nostro bambino è proprio cresciuto, non è più un bambino, ci siamo detti sorridendo debolmente.

Sarà la televisione, sì saranno tutte quelle cose che danno alla televisione.

Non avevamo risposte a quelle domande, sono proprio di un’altra generazione, un altro modo di fare, di intendere come si sta nel paese, però gli abbiamo consigliato di informarsi, di prendere contatto con quei matti di MenteLocale, di farci sapere…

giovedì 5 marzo 2009

VOGLIA DI DEMOCRAZIA

Stralci dell’intervista a Gustavo Zagrebelsky, “Democrazia a rischio senza opposizione”, in “La Stampa”, 26-2-2009, p.38.

«La democrazia è un regime sempre problematico. E' un insieme di diritti, regole e procedure che mirano a un ideale, l'autogoverno consapevole dei cittadini. E' un ideale di convivenza da perseguire e nessuno mai potrà dire che esso è raggiunto definitivamente».

Un ideale sempre in bilico, dunque?

«Forze nemiche della democrazia sono sempre all'opera per il suo svuotamento. Per esempio, una condizione di successo della democrazia è l'uguaglianza delle posizioni. Ora le nostre società sono un continuo produrre disuguaglianza: nelle condizioni economiche e culturali, nell'accesso alle informazioni, nella partecipazione alle deliberazioni pubbliche. La democrazia non è solo voto e elezioni. Voto e elezioni possono anche essere inganni, se non si nutrono di presupposti sostanziali».

Dunque, c'e' un pericolo per la democrazia?

«In un certo senso, un pericolo c'e' sempre. Con la conclusione della seconda guerra mondiale, la democrazia sembrava essere il regime politico acquisito per sempre. Oggi, questa fede ingenua in un movimento naturale della storia, come storia di emancipazione dei popoli dall'oppressione, non esiste. Tutto si e' complicato, nulla è sicuro».

Ma lei crede che vi sia un «caso italiano»?

«Vi sono segni che non si possono non vedere. Toccano il modo di scegliere i rappresentanti e quindi la legittimità della sede principale della democrazia, il Parlamento. Il nostro sistema elettorale è così complesso che il cittadino elettore non ha la minima idea di come il suo voto viene poi "macinato" nella macchina elettorale, non sa nemmeno per chi vota, perché la scelta è fatta dai vertici dei partiti che detengono il monopolio delle candidature. Si conoscono solo le facce dei capi e queste facce trascinano i consensi per i loro adepti. E ci stupiamo se si parla di disagio democratico?».

Il disagio non è solo italiano, però.

«Certo, vi sono ragioni che vanno ben al di là. Per esempio, il fatto che la gran parte delle decisioni pubbliche presentano caratteristiche tecnico-scientifiche, fuori della competenza dei comuni cittadini. La potenza della tecnocrazia dipende da questo. Come coinvolgere i cittadini in modo consapevole - parlo di una questione ritornata d'attualità - nella politica dell'energia nucleare. La vita pubblica è sempre più determinata dalla scienza».

Come insegnano la vicenda Englaro e, in genere, le questioni bio - politiche.

«Certo. La tecno-crazia insidia la democrazia. Il destino sembra segnato da forze che si sono rese indipendenti, ineluttabili». Ma questo non è sempre stato vero? «Non nella misura odierna. Viviamo un'epoca in cui sembra che il corso degli eventi sociali non possa che essere così com'e'. La politica ha perso in gran parte la sua funzione direttiva. Si risolve semplicemente nel correre dietro alle cose per tamponare le difficoltà, nei momenti di crisi. Sembra che il movimento sia imposto da fuori».

Da chi?

«Direi piuttosto: da che cosa? Da potenze immateriali che tutto muovono, che sembrano inesorabili. Per esempio, lo sviluppo, l'innovazione, il consumo: tre cose quantitative e non qualitative, che si legano e spingono tutte nella stessa direzione. Di fronte alla crisi dell'economia mondiale e alle sue conseguenze non si discute di alternative, che collochino sul terreno del possibile altri modi di vivere o di consumare».

E' il pensiero unico?

«E' un grave pericolo il non saper più guardare le cose da diversi lati, l'aver perso l'idea stessa di alternative. E' cecità che riduce la politica alla gestione dell'esistente, magari nella direzione dell'abisso, senza nemmeno accorgersene. Se così è, a che cosa si riduce la partecipazione politica?».

Torniamo al nostro Paese. La crisi del partito democratico ha a che vedere con ciò che abbiamo chiamato disagio democratico?

«Direi di sì. Nessuna democrazia vive senza opposizione, senza qualcuno che, per l'appunto, sappia "guardare le cose dall'altra parte". Oltretutto, senza una sponda, un limite, chi dispone del potere è portato a espandersi illimitatamente. Aggiungo: ma anche a corrompersi al suo interno. Senza opposizione, le forze dissolutrici interne del potere non hanno ragione di trattenersi. E' l'intero sistema che è in pericolo. Per questo, c'e' da augurarsi che coloro che si sono assunti il compito di rimettere in piedi l'opposizione si rendano conto della responsabilità non solo verso un partito, ma verso la democrazia».

Diceva Bobbio: gli italiani sono democratici meno per convinzione che per assuefazione. L'assuefazione può facilmente portare a una crisi di astinenza e quindi a una ripresa delle energie democratiche ma anche a una crisi di rigetto. Ciò può spianare la strada a un regime?

«Forse solo favorirà la certa tendenza al rovesciamento della piramide democratica, alla concentrazione in alto del potere: il potere che scende dall'alto e produce consenso dal basso, lo schema della demagogia».

Sta succedendo in Italia, oggi?

«Poniamo mente alla concentrazione di potere economico, culturale (editoria, televisioni) e politico, i tre poteri su cui si fondano le società umane: concentrazione al loro interno e tra loro. Sono cadute le barriere. Chi parla ancora della necessità che il mondo dell'economia non sia oggetto di incursioni da parte della politica? Chi osa porre il problema dell'autonomia della comunicazione e della cultura? Quanti tra gli intellettuali si preoccupano dell'indipendenza dal potere economico e da quello politico? Quanti nel mondo della politica ritengono che sia un loro dovere occuparsi di politica, appunto, e non di banche, finanziamenti, posti in consigli di amministrazione? E' venuta meno l'etica delle distinzioni. Il potere si accentra e procede dall'alto. Demagogia significa letteralmente: popolo che "è agito", non "che agisce"».

Siamo già alla demagogia?

«Il pericolo è antico, anzi connaturato alla democrazia. Basta leggere Tucidide o Aristofane. Nulla di nuovo sotto il sole. Oggi, il pericolo è accresciuto da un certo modo d'intendere e organizzare il bipolarismo indotto dal sistema elettorale maggioritario, un modo che ingigantisce, fino al rischio della deflagrazione, la persona dei leader. Il culto del personaggio è certo una manifestazione di degrado democratico. Il presidenzialismo all'italiana potrebbe ridursi a questo».

Quali gli antidoti?

«Non vorrei sembrar tirar l'acqua al mio mulino, ma vorrei dire: difendere la Costituzione cercando di comprenderne i suoi contenuti, di cultura politica, di ethos civile, di promozione della partecipazione e dell'assunzione delle responsabilità. La Costituzione è nata in un certo momento storico a opera di certe forze politiche. Ma, se la raffrontiamo con gli esempi migliori del costituzionalismo mondiale, possiamo constatare facilmente ch'essa non sfigura affatto».

Perché?

«Al di là di tutto, degli interessi in gioco e del conflitto sociale, mi pare che ci sia una difficoltà maggiore, che allontana dalla politica e favorisce lo svuotamento della democrazia: la tirannia del tempo, cui tutti siamo drammaticamente sottoposti. Quando il tempo manca, perché non delegare a qualcuno la nostra esistenza?».

domenica 1 marzo 2009

IMPEGNARSI DAL BASSO

L'UNIVERSO DEL PRESSAPPOCO

Lunedì ero dal salumiere, gli ho chiesto un etto di prosciutto. “Ne ho tagliati quasi tre. Può andare?” E vabbè, ancora non è quaresima.

Martedì vado a comprare una pancera, ho solo 15 euro, costava 20. Gli faccio: “Prendi questi, sono quasi 20 euro”. Lascio lì la pancera.

Mercoledì sono a scuola chiamato dai professori di mia figlia. Tutti 5 e alcuni 4, primo quadrimestre. “Però ha quasi la sufficienza”, azzardo. Il prof. si è alzato ed è andato via.

Giovedì mattina lascio la macchina in piazza per due ore. Quando arrivo il vigile già scrive. “Ma come, dico, è scaduto solo da un’ora, sono quasi in orario!” E’ rimasto senza parole e mi ha consegnato il preavviso.

Venerdì finalmente approviamo in Consiglio la variante del compartone e l’immediata eseguibilità della delibera. Non abbiamo proprio la maggioranza dei componenti, ma quasi. Infatti la delibera è passata.